IL MAESTRO ARTIGIANO. La scuola di Pombia come ce la insegnano i bambini

9788861535480_large

In questi anni assistiamo con tristezza a cosa sta succedendo alla scuola. Un “obitorio del sapere”, fatta di credenze ossificate e mummificate che imbrigliano docenti, genitori e alunni-cadaveri.  Una scuola reclusa in classi senz’aria, di corridoi “dove non si corre”, disinnescata di ogni potenza generativa. Un luogo in cui l’ infanzia è scippata a se stessa. A volte, l’impulso (lo dico anche come insegnante di un istituto professionale) è quello di usare il lanciafiamme. Distruggere l’impalcatura intellettualistica dei suoi contenuti e delle sue attività contro il “primato dei saperi cognitivi”, contro l’emarginazione sistematica e perversa delle facoltà intuitive e immaginative, delle curiosità, della potenza espressiva e creatrice del corpo e delle emozioni.

Certo, immaginare di poter descolarizzare in maniera totale è davvero utopico, e persino poco raccomandabile probabilmente. Ma qualcosa si può fare. Sappiamo che la scuola non ha bisogno di istruzioni, ma di esempi concreti, di idee inattese e sperimentazioni necessarie per scuotere la polvere, il cemento e il gesso. Per questo motivo, occorreranno sempre di più delle funzioni leganti, dei nodi di interconnessione e di approfondimento tra scuole che innovano e scuole che muoiono.

La scuola raccontata da Davide Tamagnini si inserisce in questo solco. Una scuola pratica, vitale, energetica. Che guarda al futuro e non rinnega il passato. Che si trasforma. E diviene ogni giorno ciò che dovrebbe essere. Ovvero un cantiere di idee, di metodi e di proposte. La scuola come un cantiere: credo che questa immagine dovrebbe conquistarci tutti, docenti, genitori e soprattutto politici. In un cantiere si attua un progetto, si sperimentano nuove strategie, si vede crescere giorno per giorno il risultato del proprio lavoro. Ma tutti insieme ci si allea per costruire qualcosa che è in divenire, che ora dopo ora si fa sempre più visibile e sempre più concreto.  Chi vive nella scuola e anche chi la fa, chi la costruisce, chi la inventa, chi la abita. E soprattutto chi la ama.  Amare la scuola: ecco questo è forse il messaggio più forte che scaturisce dalle bellissime pagine di Si può fare! La scuola come ce la insegnano i bambini (ed Meridiana). Davide e la scuola elementare di Pombia hanno voglia di fare scuola, di inventarla ogni giorno. Si sente in ogni pagina l’entusiasmo, la passione, l’attenzione costante a ciascun allievo: la forza del dialogo, il ruolo costruttivo dell’errore, delle emozioni e del corpo, della curiosità e quindi dell’ambiente che i bambini esplorano imparando ad imparare. Ma soprattutto la ricerca e il traguardo di ogni esperienza di apprendimento, ovvero il “desiderio di sapere di più e di sperimentare ancora”.

Con uno stile etnografico leggero e allo stesso tempo rigoroso,  Davide Tamagnini ci descrive le sue giornate di scuola con i bimbi e con le colleghe, offrendo tutta una serie di spunti e suggerimenti. Come una Summerhill padana, la scuola di Pombia impara l’autogoverno, l’idea della libertà e della bellezza. Su un continuo collegamento tra teoria e pratica, l’autore affronta argomenti quali la progettazione e la valutazione degli apprendimenti, l’organizzazione degli spazi, dei tempi, dei materiali, le metodologie e i dispositivi didattici, le relazioni tra insegnanti e bambini, tra insegnanti e famiglie nonché tra i colleghi.

Nella scuola di Pombia sono gli stessi bambini a far traboccare le occasioni di sapere e non gli insegnanti. Il tutto senza bisogno di copertine e fotocopie omogenizzanti, senza libri o sussidiari, senza valutazioni o schedature poliziesche. La scuola di Pombia ci insegna che si può fare.

Sulla via di  Don Milani e Paulo Freire, Davide fa della sua esperienza una testimonianza rivoluzionaria, che di questi tempi suona scandalosa in misura doppia. Non protesta, ma proposta. Una proposta “che metta alla prova il sistema”. Che aiuti docenti e dirigenti (non solo delle elementari!) a vedere la scuola che non c’è ma che potrebbe esserci, ma anche la scuola che c’è e che troppo spesso nessuno vede.

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s